Harleequinzel (zombie_magpie) wrote,
Harleequinzel
zombie_magpie

FanFiction - Falesia (Teen Wolf)

Fandom: Teen Wolf
Contesto: AU



La salsedine cavalca il vento fuligginoso che gratta la faccia, il naso, pizzica le narici e penetra giù fino ai polmoni. La spiaggia è una conca di sabbia dorata fra due colline rocciose che calca il profilo di una mezzaluna perfetta; la pineta alle sue spalle, una macchia di verde che corre lungo tutto il litorale, ha un odore umido e pantanoso. La stagione delle piogge non è finita da molto, eppure una coppa lucida di sole cuoce la costa e ne fa germogliare i colori.
Cora non sta più nella pelle, e quando Papà la abbraccia con un sorriso enorme e brillante lei si lancia giù per la duna con uno strillo acuto, perde i sandali nella sabbia e la coda dei suoi capelli frusta dolcemente le spalle esili e chiare a cui si aggrappa il vestitino giallo che Laura le ha comprato per l'occasione.
Derek non la perde di vista, sebbene rimanga immobile in piedi accanto all'auto. I suoi istinti di protezione vibrano come corde di violino anche se c'è la sua intera famiglia con loro: sono in un territorio sconosciuto e lui coltiva la diffidenza sfrenata di uno dei suoi nonni. Cora è piccola e impulsiva e non impiegherebbe poi molto a cacciarsi nei guai, quindi la segue con lo sguardo aggrottato, il viso imbronciato e corrugato dal sole.
Si desta solo quando Laura segue sua sorella a falcate lunghe ma eleganti sulle gambe snelle, scivola per la duna sabbiosa ridendo mentre si cala gli occhiali da sole giù dai capelli sulla radice del naso. Nonostante a conti fatti siano tutti lì per Cora, Derek annusa anche la sua di serenità con una certa invidia.
Non riesce a farsi piacere il paesaggio, il giorno di vacanza, essere così lontani dal resto del branco. Non capisce perché Talia abbia accettato la proposta sciocca di Papà. Vuole anche lui la felicità di Cora e sa quanto abbia desiderato passare una giornata al mare per il suo nono compleanno, ma non sono mai stati così lontani dal resto della famiglia per motivi così futili e a Derek semplicemente non è mai sembrato il caso. Pur essendo una bambina Cora avrebbe potuto capire che far parte di un branco richiede dei sacrifici, ma non c'è nulla di più sicuro.
È quello che hanno sempre insegnato a lui da piccolo, quando insisteva a voler scorrazzare da solo per la foresta e invece gli legavano alle calcagna Peter. Il branco non si è mai separato di così tanto da quando l'ultimo patriarca della famiglia, il padre di Talia, è morto.
Sarà solo una giornata e saranno di ritorno per cena, in serata Cora aprirà i regali e soffierà sulle candeline fra tutti gli zii e i cugini, ma Derek non può fare a meno di sentirsi scazzato. Sua madre gli schiaffeggerebbe le labbra se lo sentisse parlare così, non le piace che qualcuno del suo branco si esprima in questo modo, ma Derek è un adolescente accigliato e particolare e non può fare a meno di mangiare parolacce fra i denti mentre scava nella sabbia con la punta del piede.
Talia è l'ultima a venir fuori dall'auto; si solleva dall'ombra con un gran sorriso e regge la cuffia del suo ampio cappello di paglia con una mano mentre guarda le figlie schizzarsi in riva al mare con adorazione. Il profilo longilineo e femminile di Laura abbraccia quello morbido e tondo di Cora mentre la risacca scandisce le loro risate.
"Ehi ragazzo, mi dai una mano?" Papà ha aperto il bagagliaio dell'auto e sta tirando su i borsoni con gli asciugamani, i sandwich per il pranzo e tutto il resto. Derek inspira profondamente prima di andare ad aiutarlo, mentre sua madre lo spia con un sorriso sottile e furbo sulle labbra.
"È un piacere vedere che nemmeno una bella giornata di sole scalfisce il broncio del temibile Derek" lo sbeffeggia con un affetto tutto suo, stendendosi sulle spalle il velo del prendisole bianco.
Papà ride a voce alta, mentre molla fra le mani di suo figlio il frigo portatile e la borsa dei giochi di Cora. Derek li fulmina entrambi con uno sguardo e borbotta, annusando con stizza l'aria.
"Ci sono troppi odori pungenti qui" sbotta, mentre Talia fa il giro dell'auto e schiocca un bacio sulla guancia di Papà. Derek sospira un verso disgustato, per poi avviarsi giù per la duna.
Per fortuna, pur essendo mattino inoltrato sono soli, e non lo stupisce visto che quella mezzaluna è solo una lingua di terra in mezzo al nulla. La California è piena di spiagge libere, altrettanto belle da poter raggiungere senza dover guidare per mezz'ora in una pineta dissestata e paludosa. Cosa ci trovino gli umani di bello nel mare non riuscirà mai a capirlo. Si ferma nel bel mezzo, a metà fra il mare e la boscaglia.
I suoi genitori lo raggiungono, Papà lascia le borse a terra per piantare nella sabbia il tronco dell'ombrellone, mentre Cora torna affannata da loro, trotta con entusiasmo intorno alle gambe di Talia.
"Possiamo fare il bagno, possiamo?!" grida, il vestitino che si gonfia di brezza.
"Prima la crema solare, e dì a Laura di legarti meglio i capelli o si annoderanno tutti".
Derek si stende su un asciugamano sotto l'ombrellone mentre la sua famiglia si prepara per il bagno. Già non sopporta più il sole, la salsedine, la sabbia fra le dita dei piedi e nei vestiti, il rumore delle onde che sovrastano i sensi e il pigolio dei gabbiani.
"Derek, non puoi startene tutto il giorno lì sotto" lo rimprovera Laura con un broncio, mentre intreccia i capelli di Cora, inginocchiata nella sabbia alle spalle della bambina. È già donna e constatarlo in un certo senso lo imbarazza: è in costume, ma a Beacon Hills Derek non ha mai visto sua sorella così scoperta. È bella quanto la loro madre, ma come Cora ha gli occhi tondi e grandi del loro padre, conservano entrambe il suo entusiasmo facile, la sua affettività aperta ma anche la determinazione di Talia.
Derek da quel punto di vista si sente un pesce fuor d'acqua: non sa a chi somiglia. 
I loro genitori sono tutti presi in delle rivoltanti smielate giravolte a riva, la risata roca e sguaiata di suo padre tuona nei loro timpani.
"Non mi piace questo posto" borbotta, incrociando le mani sulle ginocchia. Il richiamo della pineta è molto più forte di quello del mare, ma sia sua madre che sua sorella maggiore hanno interpretato i suoi pensieri sin dal viaggio in macchina e gli hanno espressamente vietato di addentrarsi nel bosco da solo, perché potrebbe facilmente essere dimora di qualche altro branco.
"Non ci pensare nemmeno" lo rimbecca infatti Laura, tirandosi in piedi mentre Cora si infila nel salvagente. Gli lancia un'ultima occhiata accorta prima di essere trascinata dalla più piccola verso la riva.
La mattinata è noiosa e stancante, sebbene non faccia nulla di più che starsene sdraiato all'ombra col calore che pizzica la pelle e Cora che gli schizza addosso l'acqua dopo ogni bagno. Derek ha anche smesso di guardarla male, si è semplicemente tolto la maglietta ed ha cominciato a subire pieno di una passività tutta paterna con gli occhi fissi sui raggi dell'ombrellone.
Laura gli si è sdraiata di fianco fuori dallo spicchio d'ombra, lo ha punzecchiato a lungo con un indice, ma alla fine si è rassegnata e ha rinunciato a chiedergli di fare il bagno, mentre per fortuna i suoi genitori lo hanno semplicemente ignorato e gli hanno risparmiato un sarcasmo particolare e battute inefficaci.
Dopo quella che gli sembra un'eternità, Derek si desta semplicemente per il pranzo. Talia e Laura stanno servendo dei panini farciti su una tovaglia, mentre Papà e Cora distruggono il loro ultimo castello di sabbia con delle palette e dei soldatini di plastica grandi quanto una falange.
"Oh" sospira ammirato l'uomo, "allora ho ancora un figlio" continua, sfregandosi le mani l'una contro l'altra. C'è odore di purea di pesce, verdure tostate e bacon fritto sotto l'ombrellone.
Derek ringrazia mentalmente Cora che infila un pugno di sabbia umida dritto nella bocca di suo padre giusto per giocare, regalando così a tutti il suo silenzio, almeno mentre continua a tossire in preda agli spasmi e a sputacchiare. La bambina trotterella fra le braccia di sua madre ridendo, mentre Laura le passa un sandwich e la raccomanda di mangiare senza sporcarsi.
"Non lo sai, caro" inizia Talia, sistemando la piccola sulle proprie ginocchia, "che i ragazzi orfani hanno un fascino tutto loro a cui le donne non sanno resistere?" cinguetta con ironia. "È proprio ciò che manca al nostro tormentato ragazzo".
"Spero ne possa fare a meno" risponde con un gran sorriso insabbiato, grattandosi le basette scure e folte. "Chi dà da mangiare a papà? Questo cagnolone ha fame!" continua entusiasta, battendosi le mani sulla pancia nuda.
Derek si solleva solo dopo pranzo: non ne può più di stare seduto e comincia ad avvertire dei crampi alle gambe.
Cora sta dormendo sul torace di Papà, ronfano spossati all'ombra dell'altra fetta di ombrellone. Laura ha un paio di cuffiette nelle orecchie e sta ascoltando della musica mentre prende il sole. Talia è sulla sdraio, legge qualcosa di noioso e gioca con i piedi nella sabbia.
Derek le lancia un'occhiata circospetta prima di infilare le mani nelle tasche dei pantaloncini e allontanarsi verso la riva senza una parola. Appena è fuori al sole il calore lo sferza ancora più prepotentemente e lo fa sospirare dal fastidio. Si sente già tutto appiccicaticcio di sabbia e sudore.
Allunga lo sguardo sulla mezzaluna della riva fino all'orizzonte. Sotto entrambe le colline si stendono due falesie che si lanciano sul mare: sono delle pareti dalla roccia grezza e bianca battuta dalle onde, spigolose e frastagliate, più o meno alte. Arrampicarvisi può essere un ottimo compromesso per i suoi istinti, farebbe di tutto pur di trovare un po' di tregua lontano dalla sabbia.
Si incammina con passo morbido verso la collina di destra, fiancheggiando il velo più sottile delle onde che si allungano sulla spiaggia.
"Non ti allontanare troppo" sussurra Talia da sotto l'ombrellone quando è ormai già un po' lontano.
Derek non le risponde, sbuffa e velocizza il passo. Cammina in solitudine fino a non rendersi conto di essersi avvicinato tanto alla riva da star affondando nell'acqua fino ai polpacci. Non reagisce, ma sospira con una certa rassegnazione, un po' di sollievo per il refrigerio. Il fruscio dell'acqua contro la sua pelle bollente è una sensazione appetitosa. Tutto sommato, può prendere in considerazione l'idea di fare un bagno da solo giusto per rinfrescarsi e staccarsi di dosso la sabbia.
Aggira degli speroni rocciosi che introducono la falesia e fendono a metà spiaggia e mare. Man mano che ci si avvicina alla collina la sabbia si fa sempre più rada e la roccia buca la terra come se reclamasse proprietà assoluta su quella lingua incontaminata.
Quando è ormai sotto la parete della collina, la pietra è così fitta da aver creato vasche d'acqua gelida che non lasciano spazio alla sabbia. Molte sono piccole, ma più gli scogli si allungano verso il mare e più i bacini si fanno ampi, come tante piscine naturali disegnate dal caso. Nella falesia si aprono diverse crepe sommerse, gli spigoli letali della pietra tagliano l'equilibrio morbido della spiaggia come lame.
Derek si aggrappa ad un scoglio per scalare la parete di una conca d'acqua poco profonda in cui un branco di granchi ha issato il nido. Circoscrive il perimetro poggiando il peso sui talloni, si arrampica ancora più in alto su un altro scoglio particolarmente appuntito, lo usa come base per issarsi dall'altro lato di una vasca. Il piede gli scivola sulla roccia melmosa, evita di cadere nello specchio d'acqua solo perché riesce ad aggrapparsi con gli artigli.
Si lecca le labbra prima di concentrarsi. Le orecchie vibrano e si allungano, mentre la peluria ricopre la mandibola e i tratti si inaspriscono tagliando la dolcezza infantile del suo volto. Non dovrebbe trasformarsi per così poco; Talia non vuole che lo faccia, e se fosse lì in quel momento gli ordinerebbe di scendere giù di lì immediatamente e lo farebbe inginocchiare col muso nella sabbia solo con lo sguardo. L'occasione, però, sembra richiederlo, e piuttosto che rompersi diverse ossa preferisce affidarsi al suo equilibrio animale e alla presa salda dei suoi artigli. 
Scala il resto delle rocce senza particolari difficoltà, nonostante ora gli odori siano addirittura più aciduli a causa dei sensi sviluppati. Sulla sua testa uno stormo di gabbiani aggrappato alle insenature spigolose della collina grida stridulo, il sole veste di luce la pietra bianca e la spiaggia dorata aldilà degli scogli. L'ombrellone dei suoi è un punto di rosso vivido lontano qualche centinaia di metri.
Si passa una mano fra i capelli della nuca, sul collo sudato e villoso. Pian piano ritira i tratti da licantropo mentre si sfila i pantaloncini e li appende ad uno sperone dello scoglio. Si guarda con circospezione intorno prima di togliersi anche il costume pieno di sabbia.
Sotto di lui si apre una conca d'acqua semiaperta al riparo dal flusso violento delle onde che potrebbero tramortirlo contro la pietra, ma la discesa è ripida e potenzialmente letale. È un licantropo, non uno sprovveduto, per questo calibra l'idea di scendere da lì e fare il bagno fra la sabbia come qualsiasi altra persona con abbastanza raziocinio, ma prima che possa muovere un piede verso la roccia più in basso qualcosa si infrange contro lo scoglio con lo sciabordio lento di un'onda. Non ne è sicuro: è stato un fruscio unico ed insolito in un bacino semiaperto al riparo; molto più probabilmente si è trattato di qualcosa che si è tuffato, un pesce, un gabbiano, qualcos'altro che non riesce ad immaginare perché non gli sono mai interessati il mare e le sue creature.
Ma, mentre la punta del suo piede scivola, la vede: è una chioma di capelli bagnati e disordinati sui tratti longilinei di un volto brillante, imperlato da lucide gocce d'acqua che cavalcano le linee curve degli occhi, del naso e della bocca, induriscono il tratto duro di sopracciglia folte e asimmetriche. All'inizio Derek vede solo questo: il sorrisetto storto di un ragazzino forse un po' più grande di lui che lo fissa con le braccia piegate su uno degli scogli del bacino lì sotto. Lo sta guardando mentre è nudo, in piedi e totalmente vulnerabile a quasi tre metri d'altezza sul pelo dell'acqua.   
Gli sembrava addirittura impensabile che ci fosse qualcun'altro oltre alla sua famiglia su quella spiaggia; non riesce a spiegarsi perché non abbia sentito il battito del suo cuore prima di vederlo. È un suono ancora non propriamente distinto che si confonde con lo sciabordio cullante, ma le pulsazioni contro la gabbia toracica hanno il rumore costante di un picchetto contro la pietra.
"Puoi scendere da quel lato" dice, facendo un cenno con la testa verso una cascata di scogli dall'altra parte. Le sue guance sono porpora, forse perché è nell'acqua fredda da troppo tempo o perché si trova davanti ad un'altra persona completamente nuda.
Il licantropo ghiaccia al proprio posto: è un adolescente ed è ovvio che non sia a suo agio con il proprio corpo, soprattutto se un estraneo lo sta guardando, ma non vuole fare la figura della ragazzina, per cui ingoia della saliva ed un pigolio imbarazzato e guarda il ragazzo con lo sguardo più torvo che può.
Le sue spalle lucide brillano come sabbia, sono un arco spigoloso che apre la curva di un paio di braccia lunghe e affusolate aggrappate alla pietra. Nel galleggiare segue il ritmo cadenzato del mare come se lo stesse assecondando, rimbalza dolcemente sulle onde con una flessione impercettibile dei muscoli addominali, dei fasci di carne guizzante sotto la pelle bianca. Derek avverte qualcosa di strano nel busto che emerge dallo specchio dell'acqua come se fosse un'immobile statua di legno di betulla, i suoi sensi si concentrano su qualche dettaglio che le sue facoltà umane non carpiscono. Dondola con un sospetto dilagante, mentre il ragazzino apre un sorriso furbo, un ghignetto obliquo che va a coprire con una mano quando una risata stucchevole gli fa tremare la gola e le clavicole.
"Scusa" mormora dietro il proprio palmo, il ventaglio fitto di ciglia che chiudono il sipario brillante dei suoi occhi, "è che non ne ho mai visto uno prima d'ora". Le sue guance si imporporano ancora di più mentre soffia le parole in un sorriso imbarazzato e divertito, ma non meno compiaciuto di quanto Derek possa ammettere.
Improvvisamente una vergogna viva e punzecchiante come un insetto gli morde tutti i muscoli e si abbassa per recuperare il costume ed infilarselo, la lingua molle e le guance calde, forse non solo per il sole.
"Come sarebbe a dire che non ne hai mai visto uno?!" ringhia, incespicando con i piedi nella stoffa asciutta. Anche quando è ormai coperto evita di posare dritto come un giunco, rimanendo piuttosto sulla difensiva, le spalle curve e l'intero volto aggrottato mentre rimprovera il ragazzo con lo sguardo.
"Beh", lui si passa una mano fra i capelli bagnati della nuca, guarda verso l'alto, "forse ne ho visti, ma da lontano. Non possiamo avvicinarci molto a voi, sai. Ma tu sei davvero bello".
Derek inarca un sopracciglio e dischiude le labbra in un mugugno. Cosa vuole dire?
"Sei... una ragazza?" tentenna, sebbene gli sembri praticamente impossibile: non ha seno, è troppo spigoloso e duro per essere una donna. Le sue mani, due palme bianche dalle dita lunghe, ossute, addirittura sembrano essere quelle di un uomo molto più grande di quanto dimostri il suo volto.
Ridacchia ancora una volta, come se fosse in imbarazzo, poi con naturalezza si tuffa all'indietro, e ai suoi addominali bassi segue una coda di squame rosse come corallo che picchia il pelo dell'acqua violentemente, schizzando acqua fino su dove si trova Derek. Lui rimane immobile, completamente spiazzato. Quando torna all'ombrellone dei suoi, di corsa, Talia ride, fa finta di non credergli. Papà e Cora non hanno ancora mai smesso di prenderlo in giro.
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