Harleequinzel (zombie_magpie) wrote,
Harleequinzel
zombie_magpie

FanFiction - Buon vino (Marvel Cinematic Universe)

Fandom: MCU (implied Charles Xavier/Howard Stark)

Contesto: 1961, un anno prima di X-men: First Class
New York, Brooklyn, 1961
Charles Xavier ha le labbra lucide e rosse. Per Howard non è esattamente opportuno pensarci vista la posizione che ricopre, visto chi e cosa è: un quarantaquattrenne miliardario di Manhattan con un profilo piuttosto alto, una bella moglie a casa ed un'azienda intera ai suoi piedi. Ma stasera è anche annoiato.
Ci sono tre cose a cui uno come Howard Stark non può resistere, e sono il buon vino, il potere e i bei ragazzi come Charles, soprattutto quando si sente solo durante un normale e libero venerdì sera che, certo, forse avrebbe potuto passare con Maria (avrebbe potuto accompagnarla al teatro o portarla a cena fuori, come a lei piaceva), ma che è troppo raro, per lui, per essere passato in modo così banale.
Quando ha deciso di uscire questo venerdì, non ha preventivato che sarebbe stato così distratto dal suo bicchiere. Ha scelto un buon locale di Brooklyn, la perla cosmopolita, perché essendo di così tante razze diverse è anche la meta più plausibile per chi cerca quello che gli americani non sono maestri nel fare: il buon vino, la buona cucina e la buona compagnia.
Eppure è sera tardi, intorno mezzanotte, e mentre beve la sua coppa di vino seduto ad un tavolo, Howard non può non guardare il giovanissimo Charles Xavier che butta giù fiumi d'alcool circondato da una nuvola di persone che dovrebbero essere suoi amici. Ha gli occhi umidi, il viso in fiamme, i capelli tirati all'indietro e i primi tre bottoni della camicia slacciati. Ride, ma lo fa in modo gentile, non volgare, e sembra perfettamente sobrio nonostante il suo completo si sia lasciato un po' andare, ha il cravattino sciolto, le maniche della camicia tirate su fino ai gomiti, il gilet aperto. Le persone lo accerchiano come una star, gli offrono flute, bicchieri, brindisi, e nonostante lui faccia un po' il restio all'inizio, finisce sempre con l'accettare.
C'è una bella ragazza al suo fianco, giovane, ben vestita, forse un po' eccessivamente truccata per il suo viso così infantile e genuino. Bionda, occhi chiari, un sorriso di circostanza. Sembra stanca di quel luogo e di quella gente per cui, del resto, è quasi invisibile. Howard sa che quello non è il posto per lei: è una festa di scienziati, professori e ricercatori, una festa tutta per Xavier e la sua bella tesi di genetica fresca di stampa. In mezzo a quelle persone plurilaureate e acide ma dal bel sorriso di ceramica, che non sono lì per trovare un compagno per la notte, ma per una raccomandazione, una buona parola ed una promessa ipocrita, lei è invisibile perché tutta la sua coscienza di medicina deve ridursi alle marche d'aspirina per il mal di testa.
Charles non la perde d'occhio e lei, d'altronde, non lascia la manica della sua camicia da che sono entrati, come una bambina un po' viziata che si sente ignorata e fa di tutto tranne che accettarlo. Una fidanzata? Una escort? Una sorella? Non si somigliano per niente, ma nemmeno Howard può vantare di avere un granché in comune con suo fratello.
Li guarda per il resto della serata, seduto al tavolo da solo perché almeno per questa volta non è lui la star: a dire il vero non è nemmeno stato invitato e vi si è trovato per caso. In pochi lo hanno salutato visto che sono tutti abbastanza brilli, e gli va più che bene perché, prima di ritrovarsi davanti una classe delle più grandi personalità del mondo medico e scientifico della New York di oggi, è solo uscito per un bicchiere ed un posto tranquillo in cui pensare.
Si nasconde dietro un giornale di stamattina, fuma un sigaro, finge di leggere una notizia sul progetto Mercury. La notte si incupisce presto, la gente comincia ad andare via e i pochi che sono rimasti hanno smesso di far baldoria. E in quel momento, mentre Howard si sta allentando il nodo della cravatta e cercando il cameriere con lo sguardo, che i suoi occhi incrociano quelli di Charles. È seduto ad un tavolo con poche altre persone e non sembra starli ascoltando. Lui e la ragazza bionda stanno parlottando fra loro a bassa voce, discreti. Una mano di lei è sul suo ginocchio, ma non sembra starlo provocando; Howard sa riconoscere una provocazione. Sembra piuttosto scherzosa, allegra, forse un po' brilla. Lo sono entrambi, su questo non c'è dubbio: le guance di Xavier sono rosse come due mele mature.
Howard non sa se stanno farfugliando su di lui, ma è sicuro di aver conquistato la loro attenzione. È troppo sfacciato e sicuro di sé per impedirsi di offrire due flute, raccomandandosi al cameriere di spiegare che è un regalo del signor Howard Stark.
Circa dieci minuti dopo il pesce abbocca e Xavier è vicino al suo tavolo. La ragazza che, ora è abbastanza sicuro, è solo un'amica o una sorella, è rimasta invece al suo posto fingendo di gradire la compagnia degli altri.
"Signor Stark" dice con un sorriso il giovane, porgendo la mano con fare sicuro, "volevo ringraziarla per le bollicine. Non che avessi bisogno di bere ancora questa sera, ma questo penso sia abbastanza evidente."
Charles, nota Howard, è una di quelle persone che cambia età a secondo dell'angolazione da cui la si guarda: così da vicino sembra un ragazzino. Di per sé è già abbastanza giovane per essere stato professore ad Oxford, ventuno brillanti anni ed una laurea conseguita a sedici, ma a vederlo così alticcio e affannato non se gliene darebbero diciotto. Nonostante sia intraprendente e sicuro di sé non deve essere solito frequentare serate affollate, ma d'altronde bere e passare il venerdì sera in qualche locale è quello che dovrebbe fare qualsiasi giovane della sua età.
Howard indica una sedia con l'intero palmo, regge ancora il giornale nell'altra, sorride appena. "Non pensavo avrei mai incontrato il celebre professor Xavier nella movida newyorkese."
"È reciproco" ribatte repentino Charles mentre si siede, sereno. "A dire il vero non pensavo avrei mai incontrato uno degli uomini più ricchi del mondo, soprattutto non in un posto così poco sicuro come questo."
"Non si finga modesto, professore. So che la sua eredità non ha nulla da invidiare alla mia."
"Ma lo avrà ben presto. Io sono solo un professore, mentre l'industria bellica è un grande investimento."
"Non mi piace parlare di soldi con persone che non me ne devono" dice Howard, piegando il giornale e poggiandolo sul tavolo. "Lei è una giovane promessa del mondo, professore."
"Charles" lo corregge subito dopo con un cenno della mano, "non mi riserbo la stessa informalità."
Xavier ha un linguaggio del corpo tutto proprio e perciò difficile da decifrare. Howard non sa dire se è omosessuale e se sarebbe disposto a venire a letto con lui, ed è una piccola frustrazione visto che non ha pensato ad altro da quando gli ha messo gli occhi addosso. Lo guarda accavallare le gambe sotto il tavolo con fare rilassato mentre si sistema i risvolti della camicia lungo i polsi. Ha lo sguardo fisso e concentrato sul suo interlocutore, tratti seri ma non duri. La luce del locale intaglia il suo volto morbido come quello di un adolescente, lucida le sue guance rosse quando spiega un bel sorriso.
"Lo faccia" ribatte invece Stark, attirando l'attenzione di un cameriere con uno schiocco di dita, "non si vedeva un super genio così giovane da me" continua, sfregando i baffi sotto i polpastrelli di pollice e indice.
Charles ride in modo elegante, sincero. "Mi dispiace averle rubato il titolo, ma non mi ritengo un super genio. Non saprei da dove cominciare nemmeno per montare una penna. Sa, l'ingegneria non è il mio campo."
Il cameriere si avvicina e Howard chiede un'altra coppa di vino rosso. Charles rifiuta gentilmente un altro ordine, assicurando che è apposto così. Sembra quasi aver paura di ubriacarsi del tutto.
"È circondato da persone che sembrano volerle bene, Charles. Sarà felice."
"Lo sono. Anche se tutte quelle persone sono perlopiù colleghi e, mi imbarazza dirlo, ammiratori."
Howard sorride con il sigaro fra le labbra. "E la ragazza?" ammicca, "lei l'ammira?"
Charles si volta per un secondo a guardarla come se si fosse dimenticato chi è, ma quando si gira ha un bellissimo sorriso stampato sul volto paonazzo, rilassato. "Spero proprio di sì, signore. Penso che lo stimolo più grande che un uomo possa trovare per le sue aspirazioni, sia la famiglia."
"Famiglia."
"Lei è mia sorella, Raven. È un po' timida in queste situazioni, ma sono sicuro che sia contenta, stasera."
Bingo. Portare una sorellina evidentemente non all'altezza ad una festa di scienziati da strapazzo. Perché non una fidanzata, un'amica o un amico? Howard gli sorride, "lo sembra" mente, poi si rilassa contro lo schienale della sedia. "Non vedevo studi così precisi e approfonditi sulla genetica da anni. In particolare dal '43" dice con una scrollata di spalle.
Gli occhi del giovane si illuminano per un attimo, ma la sua espressione, il suo amabile sorriso roseo non tradiscono nulla. Solo quando annuisce la sua voce sospira "il progetto del super soldato. Capitan America."
Howard non risponde, ma regala un ghigno. Charles tutto sommato si lascia andare ad una risata imbarazzata, poggia entrambi i gomiti sul tavolo ed incrocia le braccia.
"Io... avevo solo tre anni quando il super soldato è nato" racconta, guardando Howard dritto negli occhi.
Lui fa un cenno rigido con la testa, per un attimo riflette: Charles non è solo giovane, è tanto più giovane di lui, ma non ha tempo necessario per indugiare perché il ragazzo continua.
"Ho quasi sempre creduto che fosse solo l'ennesima leggenda di guerra inventata dagli americani per, sa... orgoglio patriottico. Un bell'uomo forte e coraggioso che si sacrifica per la patria" dice, alzando poi gli occhi al cielo con un sorriso ironico, "sembra proprio una bella storia."
"E poi? Cosa l'ha fatta ricredere?" indaga Howard, giungendo le mani sul ventre.
Charles fa un cenno col capo vago, evitando il suo sguardo. "Diciamo che ho toccato con mano la prova della sua esistenza."
Howard inarca un sopracciglio, lo guarda con sospetto. È certo che il siero con cui è stato geneticamente modificato il Soldato sia scomparso, che il suo stesso cadavere sia disperso nei ghiacci. Cosa può aver toccato Charles di tanto reale? Non chiede perché non è nella sua indole.
"Ho l'impressione che lei sia coinvolto in progetti tanto importanti quanto i miei" dice soltanto.
"Cosa intende?" ride Charles, incrociando le braccia sul tavolo e diminuendo le distanze, così da poter anche abbassare il tono di voce, "che il Governo mi ha reclutato per una qualche missione super segreta?"
"Missione super segreta è esattamente come le chiamiamo noi dell'ambiente" ribatte sarcastico Stark. Il cameriere torna con la sua coppa di vino rosso ed un sorriso professionale, e quando si allontana anche Howard si avvicina al tavolo, beve elegantemente un sorso.
"Avendo conosciuto il dottor Erskine non mi è difficile credere che lei sarebbe in grado di replicare il suo lavoro, se non renderlo migliore. Questa deve essere certamente una cosa che il Governo non si è lasciato sfuggire."
L'aria si raffredda quando improvvisamente lo sguardo di Charles si fa severo.
"Mi rincresce che lei abbia una così scarsa considerazione di me" lo accusa, senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi. Howard rimane interdetto per qualche istante in cui cerca di capire inutilmente cosa abbia detto di così increscioso.
"Purtroppo, signor Stark, si ritrova davanti ad uno dei pochi cittadini americani che non venera Capitan America, il super soldato costruito ad arte per disintegrare le pedine tedesche" spiega guardandosi solo brevemente intorno mentre si fa più vicino.
"Venero piuttosto il signor Steven Rogers, morto per una giusta causa portata avanti con mezzi sbagliati."
Howard fa due più due ed in un attimo ha il punto. Sorride sornione sotto i baffi, inclinando la testa all'indietro con un sospiro. "Avevo letto da qualche parte della sua avversione per le armi."
"Non le armi in generale. Mi sembra riduttivo ritenere una persona un'arma" risponde, "ad ogni modo, questa sua semplificazione non mi onorifica più di un qualsiasi pacifista."
"Vorrebbe essere di più?" È curioso scoprire che dietro la facciata ingenua e docile, Xavier nasconde molto più pepe di quanto ci si possa aspettare da un tipo come lui.
"Voglio essere lo studioso che sbatterà la porta in faccia al Governo il giorno in cui verranno a chiedermi di replicare il lavoro del dottor Erskine" risponde con una sicurezza invidiabile. Howard freme di fronte alla sua determinazione: non ha mai sentito di nessuno rifiutare una proposta così importante.
"Non siamo più nel quarantatre. Ritengo irrispettoso, stupido ed osceno dissimulare la genetica per modificare ciò che per natura non va modificato. Da parte della società scientifica mi rincresce che ancora oggi ci sia qualcuno che lavora per questo" continua.
Howard beve un sorso di vino, poi appoggia la coppa sul tavolo e sposta il quotidiano dopo averlo stirato ancora una volta. "Lei crede che Steve Rogers sia stato costretto a suo tempo?" chiede, con una punta di malizia.
"No, certo che no. Sono sicuro che una persona con il suo coraggio avrebbe preferito morire piuttosto che perdere la libertà, ma so anche per certo che i suoi parenti, sua madre per esempio, lo avrebbero preferito vivo."
"La guerra fa vittime dall'alba dei tempi. È necessario che ce ne siano."
Gli occhi di Charles si inteneriscono, si fanno quasi sconfitti. Howard si sente come se avesse appena strappato la palla ad un bambino, ma non vi fa caso: è abituato ad essere rude. Contro Xavier fa un effetto di sicuro diverso, è un bellissimo ragazzo, giovane, sensuale, interessante, ma a conti fatti non aveva nulla da dividere, non mangeranno mai nello stesso piatto.
"E anche oggi ho fallito la mia missione di sensibilizzazione" dice con un sorriso amaro il giovane.
"Ha puntato un po' troppo in alto. Sono un ingegnere bellico, lo sa?" risponde con calma Stark.
"Penso che ci sia rimasto troppo poco tempo, sicuramente non abbastanza perché io possa cominciare dal basso. Sono le persone come lei che fanno la differenza, signore. Io? Se vogliamo dirla tutta, non credo che sarei davvero in grado di replicare il siero. Sono un genetista, il mio compito è quello di comprendere i meccanismi dell'ereditarietà e della varietà genetica degli organismi, non di cambiarli."
Howard trattiene un sospiro in favore di un sorriso saccente e soddisfatto. Sa di essere una di quelle persone che fanno la differenza, e gli piace. Ancor di più lo allieta il fatto che anche una persona intelligente e piccante come Charles lo riconosca. Lo guarda con irremovibilità, appoggia i gomiti sui braccioli della sedia.
"Mi sta chiedendo di smettere col mio lavoro?" chiede con un cenno del capo, abbastanza piatto da non sembrare né troppo entusiasta né troppo assurdo.
"Voglio solo che lei rifletta bene prima di prendere parte al suo prossimo grande progetto" risponde invece Charles, puntando i palmi sul tavolo per alzarsi.
Howard si sente improvvisamente irrequieto: è seduto, indifeso e misero di fronte a Xavier che lo guarda dall'alto a basso, così ben vestito e pulito, così sicuro di sé, così tranquillo. C'è qualcosa di sovrannaturale in Charles, è una sirena che riesce ad attrarre a sé pur senza cantare, lo fa sentire insignificante solo guardandolo, piccolo come un insetto che si nasconde dietro la gamba del tavolo. Nudo. È stato in grado di trasformare una serata noiosa nel gioco animalesco di due sguardi che si sbranano quando si intrecciano, si rincorrono per una strada che nessuno dei due conosce e chissà dove, o come, finisce.
Non ha provato in molte altre occasioni questa stessa sensazione, lo agita. Eppure lo eccita. Per questo lo anticipa quando sta per dire "buona serata", mentre spegne il sigaro nel posacenere semplicemente lo guarda e "sarebbe un onore per me, Charles, mostarle a cosa sto lavorando adesso" snocciola.
È ammiccante, ma chiarissimo. Un genio come Xavier non ha certamente bisogno di spiegazioni per capire a che gioco stanno giocando. Per questo Howard gli sorride quando lo fa lui, ma forse si affretta troppo, infatti dopo si detesta, quando il ragazzo semplicemente scuote le spalle e risponde "non sono interessato". Si sistema il gilet e torna da sua sorella come se non avessero mai parlato.
Stark si guarda intorno, sospira con le mani in grembo, inarca un sopracciglio. Gli rimane sempre il buon vino.



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