Harleequinzel (zombie_magpie) wrote,
Harleequinzel
zombie_magpie

FanFiction - Rusty (Fallout 4)

Contenuti forti, dub-con, NSFW

Fandom: Fallout 4 (Kinda Hancock/MacCready)


Contesto: Da qualche parte durante la transizione di Hancock da umano a ghoul, quindi nel 2282. Potrebbe essere spoiler se non avete concluso la lore di entrambi i personaggi.


Quando era arrivato a Goodneighbor si era detto che sarebbe rimasto solo per una notte. Fuori da quel cancello, Boston era stato un labirinto di lamiere, automobili e macerie in cui i mutanti avevano costruito i loro nidi intrecciati con ossa di essere umani, e lui era stato solo, la sua carovana si era appena sciolta dopo essere stata decimata dai ghoul nel Commonwealth, si erano tutti divisi come arti di un corpo smembrato. Non c'era grazia per chi viaggiava in così tanti ed era così debole.
Povero, spaventato e infreddolito, RJ aveva avuto con sé solo il suo fucile e quattro proiettili che avrebbe cercato di barattare con del cibo dal mercante più vicino.
Solo per una notte: avrebbe venduto quel poco che aveva, si sarebbe rimesso in sesto e avrebbe preso di nuovo il largo sperando che la vita gliene mandasse una buona. Ma dopo che Kleo aveva comprato i suoi proiettili per dodici tappi, solo dodici tappi, aveva capito che non sarebbe andato lontano lì fuori.
Le mura di Goodneighbor erano costruite sullo scheletro di una vecchia piazza, erano state tirate su a forza di acciaio e saldante, ma i lavori di rinforzo non erano mai finiti, l'aria puzzava di ruggine e gli operai e gli abitanti più vecchi sputavano grumi di sangue e polvere di ferro grossi come sassi. I vicoli erano stretti, le stradine claustrofobiche, sporche, affollate, il calcestruzzo dei palazzi si grattava via come se fossero stati biscotti secchi e la maggior parte delle case erano solo baracche di materassi e calcinacci.
Nel complesso, considerando il gran numero di avventori di poco onore e che il quartier generale di una mafia si era collocato proprio lì, non era esattamente stata il paradiso di fortuna che RJ si era aspettato di trovare nel Commonwealth.
"Vattene a Diamon City" gli aveva detto Daisy, la vecchia ghoul del general store davanti ai cancelli, "a Goodneighbor ci sono solo puttane e assassini. Tu non mi sembri nessuna delle due" gli aveva spiegato. Era stata la prima notte di RJ lì e lei gli era sembrata solo una pazza che difende i propri interessi, ma avrebbe capito solo due settimane dopo che aveva cercato di salvargli la vita. A Goodneighbor RJ trovò dipendenze, bottiglie d'alcool da cui non sarebbe più riuscito a separarsi, per la prima volta si sporcò le mani di sangue con i Gunners, ma prima ancora di questo, prima ancora di tutte le scelte sbagliate che avrebbe fatto per Duncan, trovò Hancock. E sarebbe stato la sua puttana.
Quando aveva accettato il lavoro che gli aveva offerto Bobbi senza naso, "vieni alla State House, succhia un po' di cazzo e te ne esci con seicento tappi puliti", nessuno gli aveva ancora spiegato cosa, o chi, era davvero Goodneighbor. La gente per strada aveva cominciato a guardarlo come se fosse stato un cane con la rogna dal momento in cui la voce si era sparsa in giro, prima ancora che lui stesso sapesse.
Magnolia al Third Rail l'aveva guardato come se fosse stato un bambino appeso per le palle ad una delle inferriate dei mutanti, con il sorriso triste di una donna che vendeva la sua voce e le sue cosce agli avventori e gli occhi di chi ne aveva viste abbastanza fra quei vicoli. Prima di andare in scena gli aveva offerto un bicchiere di whiskey, "Charlie, voglio che dai al mio bambino la cosa più buona che hai" come se fossero stati lì per festeggiare il suo funerale, e subito dopo che lei aveva cominciato a cantare era arrivata l'ora, per RJ, di presentarsi alla State House. Davanti ad Hancock, aveva capito perché Daisy si era offerta di comprargli il fucile per duecentocinquanta tappi a patto che non ci andasse.
La transizione da umano e a ghoul di John era iniziata da soli sette giorni e la pelle gli stava cadendo da dosso come se fosse stata la scorza di un agrume marcio, gli si era rappresa ai muscoli in un collante di cellule morte e sangue. "La sua pelle non è l'unica cosa che si sta deperendo" gli avevano spiegato i medici di Hancock, "le sue cellule nervose stanno passando per lo stadio animale di un ghoul." Erano stati due uomini in camice con un paio di fiale e qualche droga che, molto semplicemente, gli avevano fatto firmare con la paura la sua condanna: potrebbe sbranarti, potrebbe scoparti a morte, meh, non ci riguarda, c'è del lubrificante nel secondo cassetto se pensi che possa servirti, torniamo domani.

RJ ricordava di Washington DC la skyline crepata che spaccava l'orizzonte in due. Nelle giornate fredde e poco luminose della Wasteland, gli scheletri dei grattacieli graffiavano le nuvole piano dopo piano, come artigli di un deathclaw che affondano nella carne della preda, lunghi, appuntiti, sporchi e polverosi. Quando era stato sbattuto per la prima volta nella camera da letto della State House, la pelle di Hancock aveva avuto la stessa trama di DC, lo stesso sapore velenoso, strano, però buono, la stessa consistenza, una coperta di cicatrici che vestiva muscoli, nervi e ossa, che abbracciava tendini duri ma elastici come piante e grattava i vestiti, le lenzuola, la pelle morbida delle cosce di RJ, le sue labbra, il collo, le ascelle, le braccia e la schiena, ruvido come un uovo bruciato che rimane attaccato alla padella.
La prima volta che aveva scopato con Hancock, lui gli aveva stretto un polso, poi lo aveva baciato, ed era stato strano sentire l'abbraccio appuntito delle sue labbra contro le sue, gli aveva leccato il collo e messo le mani sotto le ginocchia per alzargli le cosce e farsi legare le gambe intorno alla vita e poi, con la forza di un animale, gli era entrato dentro, gli aveva sussurrato all'orecchio "che botta, cazzo" mentre lo rompeva come se fosse stato una bambolina di porcellana, e ancora gli aveva detto "sei proprio stretto" baciandogli la spalla, e di nuovo "cazzo, sì".
Aveva avuto ancora le braccia bucate, era stato nel pieno del trip da siero e fra le scorze della sua carne, quelle croste di pelle bruciata come terra cotta dal sole, si erano aperte nuove crepe che avevano cominciato a scavare nei tessuti. Lo aveva scopato ancora e ancora, per tutto il tempo il letto aveva cigolato come un altalena nel giardino di una casa esposta nel vento a nord, aveva continuato a coprirlo di baci e a dirgli che sei perfetto così, che voleva che aprisse di più le gambe, che rilassati, piccolo, stai andando alla grande

"Mi serve altro Jet" aveva ansimato John scopandolo, mentre le sue cosce si schiantavano contro quelle di RJ come pietre che si picchiavano e bruciavano l'aria intorno, "sto finendo il Jet" aveva continuato. Era stato fuori di sé per tutto il tempo, come se fosse stato lì a scoparsi un buco nel materasso.
RJ aveva girato la testa e morso il cuscino, mentre strappava la federa con le unghie. Era stato un casino, loro erano stati un casino, tutta la camera da letto di Hancock era stato un casino, c'era stata puzza di sudore e le lenzuola sul pavimento, bombolette di Jet esauste sui mobili, Mentats tritate sul tavolino, vestiti per terra, sui mobili e sul lampadario, gente fuori dalla porta che aspettava ed ascoltava il momento in cui forse tutto sarebbe finito, o semplicemente quello in cui la puttana di Hancock (non il sindaco, non quello amato, ma la bestia che stavano liberando) sarebbe morta.
Quando Hancock gli era venuto dentro, RJ si era permesso di ricominciare a respirare e la puzza di cancrena gli aveva invaso le narici, si era attaccata come un parassita alle mucose e gli aveva fatto girare lo stomaco. Non se n'era mai più andata.

Da quella volta, prima di lasciarlo entrare Daisy gli sorrideva sempre un po': era un bambino, aveva solo diciassette anni, era arrivato a piedi dalla Wasteland nel Commonwealth e il primo manipolo di squilibrati in cui era capitato era stato proprio Goodneighbor. Daisy sapeva tutto della sua vita, era stata la prima ad accoglierlo quando aveva varcato il cancello, e sapeva tutto anche di Hancock.
"Non sappiamo perché lo fa" gli aveva detto una notte, prima di chiudere la baracca, "nessuno di noi sarebbe mai voluto diventare quello che è, ma non c'è niente da fare. Pensa che bel regalo, no? Saremmo tutti potuti essere sepolti duecento anni fa a quest'ora, e invece siamo dei morti che camminano. E poi c'è quella testa di cazzo che ci salva la vita, ci apre una città e si convince che vuole diventare come noi. È pazzo" aveva borbottato, spolverando con rabbia il bancone. Poi il suo sguardo si era fatto triste, e RJ si era reso conto di quanto era vecchia Daisy, ma in senso buono, in senso che avrebbe quasi potuto chiamarla "mamma" se non si fosse vergognato.
"Ma è buono, te lo assicuro. Il siero gli sta fottendo il cervello. Non farti fare del male. Farebbe male a te, ma ne farebbe anche a lui."
"È buono" RJ aveva continuato a ripeterselo per mesi e mesi, tutte le volte che Hancock gli aveva fatto male, tutte le volte che aveva affogato le lacrime e il dolore nel cuscino, tutte le volte che era uscito da quel letto sporcandolo di sangue. Facevano sesso e ogni volta entrambi si alzavano più rotti di prima, la pelle di Hancock si sbriciolava fra le lenzuola, i suoi peli robusti cedevano come fronde falciate da una lama, il suo corpo non aveva più nulla di una traccia d'odore che fosse lontanamente umana. A tratti, quando non soffiava il vento, a volte le sue crepe raccoglievano il profumo di RJ. Lo vestiva come se fosse stato il suo unico legame con l'umanità e se lo portava addosso, sotto i vestiti. E poi c'erano i suoi capelli, un ceppo biondo, ruvido e lungo che RJ aveva imparato ad afferrare.
Se avesse voluto disegnare il corpo affilato e pesante di Hancock, avrebbe potuto usare semplicemente la ruggine sui muri bianchi di Goodneighbor. Era un fascio di carni rosse che si aggrappava ad uno scheletro di cemento.
In tutta la sua vita MacCready aveva visto migliaia e migliaia di ghoul, aveva guardato per bene anche i ghoul che avevano ammazzato Lucy, ma nessuno, nemmeno il più feroce fra quelli che avevano strappato la gola di sua moglie con i denti, era stato lontanamente simile ad Hancock.
Lui era una macchia di rosso vivido che si confondeva nella ruggine di Goodneighbor, o forse era la sua ruggine, era la polvere rappresa che copriva le strade e i tetti, che i suoi cittadini respiravano e sputavano, che RJ grattava via dai muri per il semplice desiderio di sentire quanto facesse male scorticarsi le unghie. Quando facevano sesso e aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa, a qualsiasi cosa pur di non lasciarsi andare e morire, quel qualcosa erano i suoi capelli. Quelli non erano ancora caduti.
Sarebbe dovuto rimanere solo una notte, pensava ancora, ma Goodneighbor era il cuore di ferro di una Boston distrutta, raccoglieva intorno a Hancock i reietti che il mondo alla luce del sole aveva sputato fuori. Lui era solo una altro reietto. A diciassette anni non era sembrato né un assassino né una puttana, ma non ci aveva messo niente a diventarlo. Daisy cercava ancora di comprare il suo fucile per duecentocinquanta tappi, ma non poteva più salvarlo.

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